Le più belle frasi e citazioni di Giorgio FalettiRaccolta completa

Giorgio Faletti (N. 25/11/1950 – M. 04/07/2014) è stato uno scrittore, attore, cantautore e comico italiano.
Stroncato da un tumore, l’artista Giorgio Faletti, astigiano aveva 63 anni.
Dal “Drive in” televisivo ai tanti Festival di Sanremo (dove sfiorò la vittoria con “Signor tenente”), dai thriller diventati best seller al cinema, una carriera all’insegna dei continui cambiamenti.
Giorgio Faletti una figura unica, irripetibile, amabilmente eccentrica di versatilità artistica è rimasto nel cuore di tutti, viene spesso ricordato e lo “mantenuto vivo”, attraverso le sue frasi e le sue citazioni.
In questa sezione vi proponiamo una raccolta delle più belle frasi di Giorgio Faletti.

Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti. Qualsiasi soluzione tu scelga ti cambia, e tu hai solo la possibilità di scegliere se in bene o in male.
(Giorgio Faletti)

Il coraggio era anche quello. Era la consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.
(Giorgio Faletti)

Si dicono parole che lasciano dietro conseguenze e significati. Si fanno gesti che possono ferire, per volontà espressa o per leggerezza. O per il semplice timore di essere feriti.
(Giorgio Faletti)

Quella ragazza ha gli occhi più incredibili che abbia mai visto. Chiunque porti in giro occhi di quel genere non può essere una persona cattiva. Forse può anche succedere che faccia dei danni, ma solo se davanti a lei si sente il bisogno di abbassare per primi lo sguardo.
(Giorgio Faletti)






C’è stato un periodo in cui tutto pareva immobile nella sua perfezione, come se il tempo non fosse in movimento ma fissato sulla cartolina di un’estate felice.
(Giorgio Faletti)

Appoggiò la testa alla sua spalla e rimase a odorare e adorare quel piccolo miracolo rappresentato dalla propria pelle contro quella di lui. Le piaceva immaginare che qualcuno, forse una alchimista geniale e ruffiano, avesse fabbricato di proposito le loro epidermidi con elementi fatti apposta per funzionare l’uno da richiamo per l’altro.
(Giorgio Faletti)

Cicciolina è stata l’unico uomo politico italiano a farsi fare quello che gli altri uomini politici hanno fatto agli italiani.
(Giorgio Faletti)

Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.
(Giorgio Faletti)

Tutti siamo chiusi in una prigione. La mia me la sono costruita da solo, ma non per questo è più facile uscirne.
(Giorgio Faletti)

Conosci la storia del sognatore, del pazzo, e dello psichiatra? Il sognatore costruisce castelli in aria, il pazzo ci abita e lo psichiatra riscuote l’affitto.
(Giorgio Faletti)

Non ti auguro del male. Qualunque cosa ti augurassi sarebbe ben poca cosa rispetto a quello che riuscirai a farti da solo. Mi spiace solo di non esserci, quel giorno.
(Giorgio Faletti)

Il limite dei furbi è che non riescono ad esimersi dall’esibire i frutti della loro furbizia, prima o poi.
(Giorgio Faletti)

La grandezza di un uomo si dimostra da quanti stupidi gli danno addosso.
(Giorgio Faletti)

L’amicizia è come l’amore. Non la si può riprodurre a comando. Ma quando passa, o quando la distruggiamo, lascia un grande senso di vuoto.
(Giorgio Faletti)

Fai attenzione alla tua ombra. Ogni uomo ha un fratello che è la sua copia esatta. È muto e cieco e sordo ma dice e vede e sente tutto, proprio come lui. Arriva nel giorno e scompare la notte, quando il buio lo risucchia sottoterra, nella sua vera casa. Ma basta accendere un fuoco e lui è di nuovo li, a danzare alla luce delle fiamme, docile ai comandi e senza la possibilità di ribellarsi. Sta disteso per terra perché glielo ordina la luna, sta in piedi su una parete quando il sole glielo concede, sta attaccato ai suoi piedi perché non può andarsene. Mai. Quest’uomo è la tua ombra. È con te da quando sei nato. Quando perderai la tua vita, la perderà con te, senza averla vissuta mai.
(Giorgio Faletti)

Il tragico mistero buffo della vita era poi in fondo solo quello: continuare a inseguire qualcuno che non ci ama, inseguiti da qualcuno che non amiamo.
(Giorgio Faletti)

La piuma arrivò risalendo il vento.
Nessuno si accorse di questo strano fenomeno, forse nemmeno il vento stesso, che per natura ha canne da piegare e foglie da girare sulle dita e stagni da stupire con gocce di pioggia che lasciano cerchi improvvisi e bolle sulla superficie immota dell’acqua. Tracciando il suo invisibile sanscrito nel cielo, la piuma sorvolò un villaggio popolato di uomini, che come tali prestavano attenzione solo a ciò che avveniva in terra, davanti ai loro occhi. Un fabbro batteva il ferro rovente di una lama chiedendosi se sarebbe stata una buona spada, un contadino seminava il suo campo chiedendosi se sarebbe stato un buon raccolto, le donne stavano al fiume a lavare i panni chiedendosi se sarebbero diventati bianchi e immacolati. Solo i bambini correvano senza nulla chiedersi, giocando e schiamazzando per le anguste vie del villaggio, fra le case di fango e paglia, inseguiti da cani festanti che, pur senza capire, si univano al gioco. Alcuni cavalli erano impastoiati davanti alla locanda dove cavalieri senza macchia e senza paura sostavano per stordirsi di vino, procurandosi macchie sulle vesti mentre cercavano di dimenticare la loro paura. Nessuno riuscì a vedere la piuma perché nessuno aveva tempo a sufficienza per alzare gli occhi al cielo e riuscire anche solo a guardarla.
(Giorgio Faletti)






Ecco cosa siamo, nient’altro che dei piccoli dinosauri. E la nostra pazzia prima o poi sarà la causa della nostra fine.
(Giorgio Faletti)

Il presente a volte può essere un pessimo ambiente se arredato con i residui di un passato difficile da dimenticare.
(Giorgio Faletti)

Avevano tutti sul viso la stessa espressione, un misto tra l’arroganza di chi si sente libero di essere se stesso fino a distruggersi e la rassegnazione amara di chi gira lo sguardo intorno e dappertutto vede il nulla.
(Giorgio Faletti)

Quando me la sono trovata di fronte e l’ho vista e l’ho odorata e l’ho sentita parlare, mi è sembrato che Dio mi avesse restituito la costola.
(Giorgio Faletti)

Le cose non sono così semplici. Non lo sono mai state. Scegliere la strada più facile è solo un modo un poco più onorevole per fuggire.
(Giorgio Faletti)

A volte la fatica cancella tutto e non concede la possibilità di capire che l’unico modo valido di seguire la ragione è abbandonarsi a una corsa sfrenata sul cammino della follia.
(Giorgio Faletti)

Forse l’errore stava tutto lì. Era l’errore che tutti gli uomini fanno da sempre. Cercare di mostrarsi forti e sprezzanti e vincitori quando forse basta avere il coraggio di chinare la testa e dire: ho paura.
(Giorgio Faletti)

Lei è l’amore, Jordan. Quando lo trovi, da qualunque parte arrivi, accettalo come un dono e tienilo ben stretto.
(Giorgio Faletti)

Ci sono persone che arrivano e partono e sono immediatamente posti vuoti, subito sostituiti da altre persone che arriveranno e partiranno per lasciare ancora il vuoto dietro di se.
(Giorgio Faletti)

A me piacciono tanto le donne nude perché ci hanno l’esterno tutto in pelle!… Chissà se dentro sono metallizzate?
(Giorgio Faletti)

Ho sempre sostituito la paura di non farcela più, con la speranza di farcela di nuovo.
(Giorgio Faletti)

Il gatto che si è scottato ha paura anche dell’acqua fredda.
(Giorgio Faletti)

Non c’è nessun naufragio, non c’è nessuna nave che affonda e nessun capitano che vuole colare a picco con lei. Ho bisogno di stare da solo e non c’è niente di male se ho quello che cerco qui, nel posto che ho scelto per averlo.
(Giorgio Faletti)

Purtroppo a volte non è possibile scegliere il momento in cui combattere. Possiamo solo farlo con coraggio quando ci viene chiesto.
(Giorgio Faletti)

“Lui sa che lo ami?” “Lo saprà. Glielo dimostrerò ogni giorno finché riuscirà a non scordarlo mai.”
(Giorgio Faletti)

Ci fu un attimo di quelli in cui la vita pare sospesa e il tempo prendersi una pausa.
(Giorgio Faletti)






– Come è andare in moto?
– È pericoloso, sempre. E veloce, se vuoi. Ma come ricompensa ogni volta c’è la libertà, se ne sei capace.
(Giorgio Faletti)

Cerca di essere te stesso e non la tua ombra o te ne andrai senza sapere che cos’è la vita.
(Giorgio Faletti)

Quando vivi cercando di rompere il culo al mondo, è inevitabile che prima o poi il mondo rompa il culo a te.
(Giorgio Faletti)

Jordan sentì il suo sguardo entrargli dentro fino a raggiungere quel posto segreto dove gli uomini nascondono le lacrime.
(Giorgio Faletti)

I ragazzi forse sono tutti uguali ma non lo restano quando diventano uomini.
(Giorgio Faletti)

L’amore è così difficile da trovare e così facile da perdere.
(Giorgio Faletti)

Lasciami solo a sognare mostri e lascia che mi divorino se hanno fame e sete di me e delle mie tranquillità io non posso dirti quanto, io non voglio dirti quanto, io non devo dirti quanto odio c’è in me.
(Giorgio Faletti)

Dimmi dove e quando ho iniziato a perderti dove e quando hai iniziato a perdermi dove e quando se non in questo letto di spine in una casa che non so e che non oso ascoltare mentre respira col mio respiro dove e quando potrò dormire di nuovo senza incontrarti ancora e ancora e ancora.
(Giorgio Faletti)

Niente e nulla sono estremi. A volte basta poco perché tornino ad incontrarsi.
(Giorgio Faletti)

Il vento si nutre di polvere e cespugli rotolati e dell’orgoglio di impronte cancellate e nuvole disperse.
(Giorgio Faletti)

Per tutte le cose c’è una spiegazione. Sempre. Però non sempre è la più facile da accettare. È la paura che lo vieta, anche quando l’evidenza lo impone. Non ci credo dunque non esiste.
(Giorgio Faletti)

Ci sono dei confronti che la vita non promette di evitare, ma permette al massimo di rinviare. Così, le persone che avevano fatto parte della usa vita passata erano arrivate a una a una a reclamare il loro posto nel presente.
(Giorgio Faletti)

Ho visto e sofferto la menzogna a sufficienza, per non saper riconoscere la verità.
Le parole scritte sono segni neri che camminano sul bianco, sono formiche messe in fila che procedono pagina dopo pagina verso un posto che nessuno conosce.
Noi siamo qui, siamo pronti se possiamo servire a qualcosa. Per chi ci ha messo il cuore e altrettanto cuore non ha trovato, per chi si è sbagliato e ci ha messo troppo sale, per chi non avrà pace finché non riuscirà a scoprire in quale maledetto barattolo hanno nascosto lo zucchero, per chi rischia di annegare nella piccola alluvione delle sue lacrime. Siamo qui con voi e, nonostante tutto, come voi siamo vivi. Aspettiamo la vostra voce. Aspettatevi la nostra risposta.
(Giorgio Faletti)

Tutto intorno è un continuo inseguirsi di facce e ombre e voci, persone che non si pongono nemmeno la domanda e accettano passivamente una vita senza risposte per la noia o il dolore del viaggio, accontentandosi di spedire qualche stupida cartolina ogni tanto.
(Giorgio Faletti)

Il successo e la gioventù sono cose che prima o poi bisogna restituire.
(Giorgio Faletti)

È un grande uomo. Lo è sempre stato. Era già un grande uomo quand era solo un ragazzo. Potrebbero farlo a pezzi piccoli come francobolli e ognuno di quei pezzi sarebbe migliore di qualsiasi persona che io conosca.
(Giorgio Faletti)

Dove sono le notti passate con così tante stelle e così tanta luna accese contemporaneamente in un cielo senza luna e senza stelle?
(Giorgio Faletti)

Jean-Loup pensò che le priorità della vita, tutto sommato, sono abbastanza semplici e ripetitive, e in pochi posti al mondo come quello era possibile quantificarle. La caccia al denaro al primo posto. Alcuni ce l’hanno e tutti gli altri lo vogliono. Semplice. Un luogo comune diviene tale per la dose di verità che cela al suo interno. Forse il denaro non dà la felicità, ma aspettando che la felicità arrivi è un bel modo per passare il tempo.
(Giorgio Faletti)

Non c’è dolcezza nei sogni se non fino a che rimangono tali, che non si avverano mai.
(Giorgio Faletti)

La mia ragazza è brutta. Una volta che stava giocando si è tagliata un dito, allora l’ho portata dal medico condotto e gli ho gridato: “Presto, ché la mia ragazza ha avuto un incidente!”, e lui, come ha aperto la porta e l’ha vista in faccia, ha detto: “Chissà la macchina”.
(Giorgio Faletti)

Sapete che cosa disse Garibaldi ai suoi soldati quando sbarcò in Sicilia? Disse: ‐ Grazie Mille!
(Giorgio Faletti)






La ragazza, che un giorno sarà seduta nell’oscurità come in una poltrona, ne avrà avuto a sufficienza dell’uno e dell’altra per averne paura. Avrà imparato fin troppo bene e a sue spese che la vista a volte non è un fatto esclusivamente fisico ma mentale.
I capelli scuri ancora un pò umidi mettevano in risalto un viso così particolare da sfuggire ad ogni regola o da infrangerla direttamente con la sua bellezza.
(Giorgio Faletti)

Era possibile a volte trovare piccole zone d’ombra, che tuttavia non costituivano un vero rifugio nel sole accecante del viaggio, ma solo una condanna per chi nell’ombra è costretto a nascondersi per tutta la vita.
(Giorgio Faletti)

A volte immaginare la verità è molto peggio che sapere una brutta verità. La certezza può essere dolore. L’incertezza è pura agonia.
(Giorgio Faletti)

Non so se sono bravo. So che sono il migliore.
(Giorgio Faletti)

Se è una domanda, contiene all’interno la risposta. Se è una affermazione, consentimi di essere scettico sulla sua sincerità.
(Giorgio Faletti)

Percorse il suo corpo nudo e dentro di lui lo strappo finì di lacerarsi e strinse fra le mani i brandelli informi di quello che era stato il suo amore per Ivana.
(Giorgio Faletti)

Inizio a camminare.
Cammino lento perché non ho bisogno di correre. Cammino lento perché non voglio correre. Tutto è previsto, anche il tempo legato al mio passo. Ho calcolato che mi bastano otto minuti. Al polso ho un orologio da pochi dollari e un peso nella tasca della giacca. È una giacca in tela verde e sul davanti, sopra il taschino, sopra il cuore, una volta c’era una striscia cucita con un grado e un nome. Apparteneva a una persona il cui ricordo è sbiadito come se la sua custodia fosse stata affidata alla memoria autunnale di un vecchio. È rimasta solo una leggera traccia più chiara, un piccolo livido sul tessuto, sopravvissuto all’affronto di mille lavaggi quando qualcuno
Chi?
perché?
ha strappato via quella striscia sottile e ha trasferito il nome prima su una tomba e poi nel nulla.
Adesso è una giacca e basta.
La mia giacca.
Ho deciso che la metterò ogni volta che uscirò per fare la mia breve camminata di otto minuti. Passi che si perderanno come fruscii nel fragore di milioni di altri passi camminati ogni giorno in questa città. Minuti che si confonderanno come scherzi del tempo, stelle filanti senza colore, un fiocco di neve sul crinale che è l’unico a sapere di essere diverso da tutti gli altri.
Devo camminare otto minuti a un passo regolare per essere sicuro che il segnale radio abbia voce sufficiente per compiere il suo lavoro.
Ho letto da qualche parte che se il sole si spegnesse di colpo, la sua luce raggiungerebbe la terra ancora per otto minuti prima di precipitare tutto nel buio e nel freddo dell’addio.
D’un tratto mi ricordo di questa cosa e mi metto a ridere. Solo, in mezzo alla gente e al traffico, la testa levata al cielo, una bocca spalancata su un marciapiede di New York per la sorpresa di un satellite nello spazio, mi metto a ridere. Intorno a me persone si muovono e guardano quel tipo in piedi all’angolo di una strada che sta ridendo come un pazzo.
Qualcuno forse pensa che pazzo lo sia davvero
Uno addirittura si ferma e per qualche istante si unisce alla mia risata, poi si rende conto che ride senza saperne il motivo. Rido fino alle lacrime per la incredibile e derisoria viltà del destino. Uomini hanno vissuto per pensare e altri non hanno potuto farlo per essere stati costretti alla sola incombenza di sopravvivere.
E altri a morire.
Un affanno senza remissione, un rantolo senza aria da salvare, un punto interrogativo da portare sulle spalle come il peso di una croce, perché la salita è una malattia che non finisce mai. Nessuno ha trovato il rimedio per il semplice motivo che il rimedio non c’è.
La mia è solo una proposta: otto minuti.
Nessuno fra gli esseri umani che si affannano intorno a me può sapere il momento in cui questi ultimi otto minuti inizieranno.
Io sì.
Io ho nelle mie mani molte volte il sole e posso spegnerlo quando voglio. Raggiungo il punto che per il mio passo e per il mio cronometro rappresenta la parola qui, infilo la mano in tasca e le mie dita circondano un piccolo oggetto solido e conosciuto. La mia pelle sulla plastica è una guida sicura, un sentiero da percorrere, una memoria vigile.
Trovo un pulsante e con delicatezza lo premo.
E un altro,
E un atro ancora.
Un attimo o mille anni dopo, l’esplosione è un tuono senza temporale, la terra che accoglie il cielo, un momento di liberazione. Poi le urla e la polvere e il rumore delle macchine che si scontrano, e le sirene mi avvertono che per molta gente dietro di me gli otto minuti sono finiti.
Questo è il mio potere.
Questo è il mio dovere.
Questo è il mio volere.
Io sono Dio.
(Giorgio Faletti)






La bellezza dell’estasi orrorifica consolida l’orrore estatico in una metafisica pazienza: quando morirò vivrò nei miei romanzi.
(Giorgio Faletti)

Un bimbo ha chiesto alla mamma: “Mamma, perché ci sono uomini che si vestono da donne?”. “Ehi, cosa sono queste parole? Lo saprai quando sarai grande! E poi te l’ho detto mille volte: io non sono la mamma, sono il papà!”.
Certe abitudini sono dure da perdere. Il corpo a volte ci tradisce non solo dimenticando, ma anche conservando intatte le sue memorie.
E voi uomini che senza vergogna andate in questi sexy shop e comperate queste bambole gonfiabili che sono così uguali a una donna che dopo devi anche regalargli la pelliccia! Per punizione passerete l’eternità sposati a un canotto.
(Giorgio Faletti)

Erano le illusioni che ogni uomo si trascinava sulle spalle, senza accorgersi di trasportare un sacco bucato. Che diventava più pesante a mano a mano che il contenuto veniva perso lungo il cammino. Poi, un giorno, ci si accorgeva che il sacco era vuoto e che la vita era passata.
(Giorgio Faletti)

Il buio e l’attesa hanno lo stesso colore.
La ragazza, che un giorno sarà seduta nell’oscurità come in una poltrona, ne avrà avuto a sufficienza dell’uno e dell’altra per averne paura. Avrà imparato fin troppo bene e a sue spese che la vista a volte non è un fatto esclusivamente fisico ma mentale.
(Giorgio Faletti)

Il tempo è una brutta bestia. A volte confonde la memoria, a volte si limita a schivarla per lasciarla intatta.
(Giorgio Faletti)

La ragione masticò una maledizione che il cuore ancora non si sentiva di condividere.
(Giorgio Faletti)

Solo gli stupidi e gli innocenti non hanno un alibi.
L’uomo che possiede una cosa poi ne vorrà due e poi tre e poi tutte le cose che ci sono sulla terra. E avrà in cambio solo la sua condanna, perché nessuno può possedere tutto il mondo.
Io non ho sogni ho solo desideri perché i sogni sono un lusso che non mi sono mai potuta permettere.
Dovevo uscire da quello che lei era stata e da quello che gli aveva fatto. Non si meritava la sua sofferenza e meno che meno la sua pazzia, sa pazzo fosse diventato, se già non lo era.
Il mondo non accettava volentieri le persone che soffrono senza pudore. Ognuno vuole solo illudersi che il male non esiste e così nessuno accetta di dividere troppo a lungo con qualcuno la testimonianza del contrario.
L’uomo porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più.
(Giorgio Faletti)

Ho sempre pensato che sarei passato in questo mondo senza lasciare traccia, perché nessuno è veramente in grado di farlo. Desideravo avere tutto e subito e bruciarlo il più in fretta possibile perché ero certo che non avrei avuto la possibilità di portare nulla con me. Non mi sono reso conto che stavo bruciando nello stesso modo anche tutte le cose che persone migliori di me mi offrivano senza chiedere nulla in cambio.
Se la natura non mi ha dato le ali, forse non è mio destino volare.
(Giorgio Faletti)

Mi manda in bestia il continuo riemergere dell’insinuazione secondo cui non sarei io il vero autore dei miei romanzi. Si è detto che me li scriveva Jeffery Deaver, figuriamoci. Poi che era mia moglie, la quale ha sempre lavorato come architetto. Adesso sbuca fuori un fantomatico ghostwriter italo-americano. Non accetto che, senza uno straccio di prova, si metta in dubbio la mia onestà verso i lettori. E sono pronto a rivendicarla in tutte le sedi.
(Giorgio Faletti)

Non è vero che il destino è ineluttabile. Non è vero che si può essere solo spettatori dell’avvicendarsi del tempo e degli avvenimenti.
(Giorgio Faletti)

Andare a caccia di ricordi non è mai un bell’affare. Qualunque cosa trovi sulla tua strada rimane in ogni caso un nulla di fatto. Quelli belli non li puoi più catturare e quelli brutti non li puoi uccidere. E ogni respiro sembrava fatto d’aria malsana, quella che si ferma in gola e lascia un cattivo sapore in bocca.
(Giorgio Faletti)

Ho sofferto per sopportare una percentuale del fumo delle tue sigarette. Per avere una percentuale del mio denaro dovrai soffrire perlomeno altrettanto.
(Giorgio Faletti)

Jordan rimase solo, con la sensazione poco piacevole di essere una persona che non esisteva in un mondo pieno di gente che si accontentava di esistere.
(Giorgio Faletti)

Qualcuno ha posto gli esseri umani davanti al dubbio fra essere e non essere, qualcun altro davanti alla scelta fra essere e avere.
Il silenzio di Cooper era quello di chi ha una domanda che gli urla dentro e ha paura anche solo a sussurrarla.
Dove e quando potrò smettere di ucciderti per ricominciare a vivere?
(Giorgio Faletti)






Non ho esperienza di sentimenti. Non ne ho mai provati per cui ho sempre cercato di sostituirli con delle passioni.
Sarà il dormiente generato dal sonno e dalla paura che ci condurrà sull’antico sentiero, il guerriero ardente unico figlio di questa terra che da sempre non ha memoria. Eppure, da sempre, ricorda.
(Giorgio Faletti)

Penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie. Certe cose vengono fatte perché esiste un’industria che le produce e investe senza un ritorno economico. Senza un editore, Hemingway non sarebbe stato scoperto.
(Giorgio Faletti)

Come tutti gli esseri umani, anche lui sprecava molta più fantasia per trovarsi delle scuse di quella che usava di solito per vivere.
(Giorgio Faletti)

Per ogni uomo c’è un area della vita compresa nel perimetro sacrosanto dei cazzi suoi. La cosa più difficile è capire, per ognuno, quanto è estesa quest’area.
(Giorgio Faletti)

Nessuno resta quello che è quando gli portano via tutto.
(Giorgio Faletti)

Non c’è gloria o voglia che si possa bere oppure masticare né pietra di mulino a vento che quel sasso al cuore possa frantumare.
(Giorgio Faletti)

Gli avrebbe solo concesso di distruggere dei sogni che non pensava di avere più la capacità di costruire.
Jim vide l’acqua arrivare da lontano negli occhi di Swan. Era in viaggio per la pena che si portava dentro da anni. Era per la perdita dell’innocenza, per il momento in cui si rinuncia ai sogni per diventare un qualunque essere umano costretto a confrontarsi con i risultati dei suoi errori. Era per la beffa del tempo, che non dava una seconda occasione.
Swan Gillespie era uno di quei prodigi della natura che quando ha occasione di mescolare con accuratezza i suoi geni produce degli autentici capolavori.
(Giorgio Faletti)

Ognuno di loro due aveva pagato un prezzo enorme per cercare di mantenere intatta dentro di sé quella componete infantile che teme i mostri e crede nella magia.
La vendetta e la giustizia a volte coincidono.
(Giorgio Faletti)

Promesse e scommesse. Non mantenute le prime, perse le seconde.
(Giorgio Faletti)

Se qualcuno deposita un bel gruzzolo da un notaio, sono pronto a fare lo stesso e ad autorizzare il notaio a stare insieme a me mentre scrivo il prossimo romanzo. Così, se risulterà che ho un ghostwriter, pagherò il notaio e il mio antagonista prenderà i soldi. Ma se invece sarà confermato che sono l’unico autore, allora lui pagherà il notaio e io intascherò la somma.
(Giorgio Faletti)

…Ha il dono di farti sentire pieno di energia senza lasciarti la possibilità di capire quanta te ne stia in realtà togliendo.
(Giorgio Faletti)

Ho solo scoperto che il mondo è uguale dappertutto. L’unico posto che cambia davvero è il posto dove sei nato. Forse non si dovrebbe tornarci mai.
(Giorgio Faletti)

Adesso, grazie a un particolare scoperto quasi per caso, in quella stanza grigia, sospesa per aria come un aquilone in balia del vento, volteggiava una piccola speranza colorata.
(Giorgio Faletti)

La realtà disegna a volte mostri ben peggiori e quando succede non si può strappare il disegno perché tutto finisca.
La vita dappertutto era solo un fatto di costumi e scenografie.
Una povera figura anonima sotto un balcone senza la minima possibilità di essere né Cristiano né Cyrano.
(Giorgio Faletti)






C’è in lei quella dolcezza inquieta delle ore che precedono il tramonto, quando il sole pare brillare più vivido e più caldo per farsi perdonare il buio che arriverà dopo che se ne sarà andato.
Talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.
(Giorgio Faletti)

Dall’altra parte c’era stato il silenzio di chi non vuole concedere al mondo il lusso delle sue lacrime. O che non ne ha più da versare.
(Giorgio Faletti)

Fuori, senza curarsi delle luci e degli uomini, un vento leggero risale il fiume.
Forse insegue qualcosa o forse da qualcosa è inseguito. Ma è piacevole stare qui per qualche istante a sentirlo passare e frusciare tra gli alberi. È una brezza fresca e sottile, di quelle che asciugano le lacrime agli uomini e impediscono agli angeli di piangere.
E io finalmente posso dormire.
(Giorgio Faletti)

Pensò che ogni porta chiusa era un sonno e ogni sonno era un sogno. E che per ogni sonno c’era un risveglio.
(Giorgio Faletti)

La sicurezza è fascino e il fascino è dominio. Dominio è uguale a soldi.
(Giorgio Faletti)

La terra non ha memoria.
Il vento si nutre di polvere e cespugli rotolati e dell’orgoglio di impronte cancellate e nuvole disperse. Ora che la mia gente di quelle stesse nuvole è fatta e con quelle stesse orme ha camminato, non c’è altro da attendere ancora. Non sarà Kokopelli, il suonatore dal morbido flauto, sulla schiena accasciato quando il suo spirito ci abbandona alla carestia che uccide. Non sarà Orge dai denti digrignati, né Soyal dal muto triangolo in bocca, né Nangosohu che ha in faccia la stella del mattino. Nessuno di questi dimenticati spiriti tornerà a riportarci l’orgoglio abbattuto, i sensi sopiti, la battaglia perduta perché mai combattuta.
Nessuno.
Sarà il dormiente generato dal sonno e dalla paura che ci condurrà sull’antico sentiero, il guerriero ardente unico figlio di questa terra che da sempre non ha memoria.
Eppure, da sempre, ricorda.
(Giorgio Faletti)

Rimani seduto e ascolta la musica. La musica non tradisce. La musica è il viaggio e la meta del viaggio stesso. La musica è il principio e la fine di tutto.
L’uomo è uno e nessuno.
(Giorgio Faletti)

Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l’impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili.
Tutto intorno è un continuo inseguirsi di facce e ombre e voci, persone che non si pongono nemmeno la domanda e accettano passivamente una vita senza risposte per la noia o il dolore del viaggio, accontentandosi di spedire qualche stupida cartolina ogni tanto.
(Giorgio Faletti)

C’è gente triste sotto la gamba di Heather Parisi.
(Giorgio Faletti)

È incredibile come certa gente si arrenda subito. Non sono perdenti, sono quelli che non ci provano nemmeno. E questo li rende protagonisti di qualcosa che è molto peggio di qualunque sconfitta.
L’amore è fatto di pioggia. Solo il vento sa quando e dove può arrivare.
(Giorgio Faletti)

La fortuna, la fiducia, l’amore: tutta roba cieca. Poi, quando si è costretti ad aprire gli occhi, ci si accorge di come in realtà va il mondo.
(Giorgio Faletti)

Non c’era niente in quello che aveva vissuto che valesse la pena di essere conservato, nemmeno la memoria.
(Giorgio Faletti)

La cocaina è una truffa: lascia le persone come sono e le illude di essere diverse.
(Giorgio Faletti)

Quanti puntini ci sono dentro a un bottiglino d’inchiostro? 5246! Oppure uno solo, grosso come una pizza!
(Giorgio Faletti)

Non sono uno sciocco a pensare che tutto potrà essere come prima, né di cercare di farlo credere a te. Ma se mi concedi una considerazione per niente originale, affidati al tempo e alle persone che ti vogliono bene. Non serve a cambiare le cose, ma aiuta a sopportarle. Se ti servo, sai che io sono qui.
(Giorgio Faletti)

L’enigmistica mi eccita e mi distende. È la difficoltà di una sfida cercata, un ostacolo da superare gettando l’immaginazione e la fantasia oltre le parole.
Quella è una storia vecchia. Era già morta quando credevo che fosse viva, figurati ora.
“Anche in questo siamo uguali.
L’unica cosa che ci fa differenti è che tu, quando hai finito di parlare con loro, hai la possibilità di sentirti stanco.
Puoi andare a casa e spegnere la tua mente e ogni sua malattia.
Io no.
Io di notte non posso dormire, perché il mio male non riposa mai.”
“E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male?”
“Io uccido…”
(Giorgio Faletti)

Non ho niente da dare e niente da ricevere. Questo posto e questa vita fanno appassire i colori ed è inutile mescolare dei grigi. Più chiaro o più scuro, sempre un altro grigio viene fuori.
Sono sempre stato un uomo solitario. Adesso sono un uomo solo. Non pensavo che col tempo sarei arrivato a sentire la differenza.
(Giorgio Faletti)

Ci sono ferite anche se piccole che non smettono mai di sanguinare.
(Giorgio Faletti)

La luna è di tutti e ognuno di noi ha il diritto di ululare.
(Giorgio Faletti)

Aveva atteso paziente il loro incontro per avere la conferma del successo della sua opera. Il suo sorriso di trionfo era diventato il loro sorriso. Fra lei e Connor c’erano parole e rispetto e ammirazione e talvolta una forma di pudore di fronte alle rispettive collocazioni nel mondo, però Maureen non poteva fare a meno di rabbrividire di piacere a ogni abbraccio, che aveva dentro di sé quella perfezione che solo la casualità può creare.
(Giorgio Faletti)

Quando la luce abbandona i suoi occhi, non si capisce se stia guardando l’inferno o il paradiso.
(Giorgio Faletti)

Essi non erano che spruzzi di colori su un muro bianco, volti e parole da dimenticare con la stessa disinvoltura con cui cercavano di farsi notare.
(Giorgio Faletti)

Questo era un altro rimorso che non sarebbe mai riuscito a diventare un rimpianto.
È la vita. Finisce sempre nello stesso modo, anche per i nativi.
Il titolo più clemente sui giornali è Jochen Welder a Montecarlo perde la gara e perde la faccia.
(Giorgio Faletti)






L’uomo pensa che le storie si ripetono all’infinito. A volte paiono concludersi e invece no, sono solo i protagonisti che si avvicendano. Gli attori cambiano ma i ruoli rimangono sempre gli stessi.
La morte è una primadonna, ha la capacità di monopolizzare l’attenzione. E l’attenzione è tanto più grande quanto più strane sono le circostanze in cui si presenta. Nello stesso tempo, in un modo o nell’altro, ha il dono di rendere protagonisti. Me ne sto accorgendo a mie spese, adesso che ovunque muovo lo sguardo mi trovo intorno corpi insanguinati stesi a terra. E all’apparenza ognuno di loro ha un dito puntato a indicare me.
(Giorgio Faletti)

Ma a volte non è concesso scegliere, nella vita. L’unica cosa concessa è quella di decidere con chi spartire la gabbia.
(Giorgio Faletti)

La legge degli uomini è una linea tracciata con mano nemmeno troppo ferma. C’è chi supera il confine e chi lo rispetta. Io ho la convinzione di viverci sopra sollevato di una spanna, senza poggiare mai i piedi da una parte o dall’altra. Non mi pongo problemi perché il mondo che ho intorno non me ne pone.
(Giorgio Faletti)

E il suo sguardo fa desiderare di conoscere la parola magica da dire per avere accesso al mondo che c’è dietro.
(Giorgio Faletti)

Per il mondo siamo tutti e due una voce senza volto, da ascoltare con gli occhi chiusi, immaginando. Là fuori è pieno di gente occupata solo a procurarsi una faccia da mostrare con orgoglio, a costruirsene una che sia diversa da tutte le altre, senza nessuna preoccupazione all’infuori di quella. È il momento di uscire e andare a vedere cosa c’è dietro…
(Giorgio Faletti)

Il tempo è un naufragio e solo quello che vale davvero torna a galla.
(Giorgio Faletti)

Adesso era diverso, adesso aveva paura della paura. Quella che sostituisce il ragionamento all’istinto, che ti fa staccare il piede dall’acceleratore un attimo prima del necessario e che un attimo prima del necessario ti fa cercare il pedale del freno. Quella che di colpo ti rende muto e parla soltanto attraverso un cronometro, mentre spiega quanto sia veloce un secondo per un uomo comune e quanto sia lento invece per un pilota.
Le guerre finiscono. L’odio dura per sempre.
La terra non ha memoria.
(Giorgio Faletti)

Tutte carte che la vita aveva mescolato e distribuito a caso e che loro erano stati costretti a giocare.
«La casa è piuttosto strana, però di qua la vista è stupenda!»
In piedi sulla soglia, Marco si girò verso la sorella. Stava ritta sulla scogliera che precipitava a picco nel mare, una ventina di metri oltre il piccolo giardino delimitato da un muretto bianco.
Il suo maglione rosso era una macchia sullo sfondo blu cobalto dell’Egeo.
Si girò e venne verso di lui, i capelli biondi gonfiati dal vento, stringendosi nelle braccia, il viso basso quasi a voler controllare le scarpe.
Marco conosceva troppo bene sua sorella per non capire quando era nervosa.
(Giorgio Faletti)

Ora che la mia gente di quelle stesse nuvole è fatta e con quelle stesse orme ha camminato, non c’è altro da attendere ancora.
(Giorgio Faletti)

Il perdono più difficile è quello che un uomo deve riuscire a trovare per se stesso.
(Giorgio Faletti)

Promesse e scommesse. A volte qualcuna era mantenuta, a volte qualcuna era vinta. C’era di meglio al mondo, ma era già qualche cosa.
(Giorgio Faletti)

La musica non tradisce, la musica è la meta del viaggio. La musica è il viaggio stesso.
(Giorgio Faletti)

Solo gli uomini piccoli non cambiano idea.
(Giorgio Faletti)

Forse anche per lei quel bacio significava la stessa cosa, un emozione trovata senza ricerca e per questo ancora più sorprendente.
A quel mondo oscuro Marco si abbandonò e il buio lo accolse perché al buio ormai apparteneva.
Se queste sono le regole del gioco, lo so giocare anche io.
(Giorgio Faletti)

Ci si abitua a tutto, al peggio come al meglio.
Vorrei spiegarle che in realtà i libri sono una maledizione. Gli ottimisti sono convinti che leggendo dei libri combattono la loro ignoranza, i realisti sono certi solo del fatto che della loro ignoranza hanno la prova. La misura della non conoscenza è in realtà la discriminante fra persona e persona.
(Giorgio Faletti)

Nel mondo dei ciechi, un solo occhio può essere una valida qualifica per diventare re.
(Giorgio Faletti)

Ci sarà un’altra notte. E poi molte altre notti ancora. E mille volti di uomini in cui spegnere il sorriso come la candela dentro a una stupida zucca vuota.
(Giorgio Faletti)

Quando io e Daytona usciamo in strada è l’alba.
Ci fermiamo sul marciapiede a due passi di distanza l’uno dall’altro, a respirare l’aria fresca del mattino, che persino in una grande città dà l’idea di essere pura. In realtà il respiro di Milano è un fiato pesante, esattamente come gli aliti che dobbiamo avere noi in questo momento. L’unica cosa a essere pura è la suggestione, ma si vive anche di questo.
(Giorgio Faletti)






C’era sicuramente qualcuno che si chiedeva come trovare il tempo per venirsi a comperare quella giacca, mentre qualcun altro si chiedeva come trovare il denaro. Erano il bianco e il nero, due categorie estreme, in mezzo alle quali si stendeva una serie impressionante di sfumature di grigio. Molti a vivere con l’unico scopo di buttare fumo negli occhi, altri cercando di buttarlo via.
(Giorgio Faletti)

Vedi Jim, tu sei una persona intelligente. Molto intelligente. Lo sei sempre stato ma purtroppo ti accontenti di essere solo una persona furba.
(Giorgio Faletti)

Bisogna saper contare i passi quando si balla con diverse scarpe.
È stato come scoprire di colpo che cè un altro mondo, oltre, un mondo dove le cose succedono non solo agli altri ma anche a noi.
L’ambizione a volte fa fare strani viaggi, su certi furgoni e dentro a certe casse. E io sono allergico ai fiori.
(Giorgio Faletti)

Lei si comporta come se tutti gli uomini avessero un prezzo. A essere franco anche io la penso come lei. C’è un prezzo per tutto. Semplicemente lei non è riuscito a capire il mio.
Loro sì che erano due facce della stessa medaglia. Chi era testa e chi era croce non aveva nessuna importanza. Fra di loro non c’erano problemi.
(Giorgio Faletti)

Non si condanna per aver commesso un errore. era certo fin dall’inizio che prima o poi ne avrebbe commesso uno. È la legge del caso applicata alla vita effimera degli esseri umani, e qualcuno, tanto tempo prima, gli ha insegnato che gli errori si pagano.
(Giorgio Faletti)

È stato detto che il potere logora. Non è vero. È la paura di perderlo che logora davvero.
(Giorgio Faletti)

Dopo un istante, che pare appeso alla luce, Carla torna da lui e il bacio diventa vero, di lingua e saliva, la sola penna e l’unico inchiostro in grado, fra un uomo e una donna, di scrivere il perfetto messaggio d’amore.
(Giorgio Faletti)

Lui può cambiare, lui deve cambiare quell’ingiustizia eterna, lui può mettere riparo alle cose sbagliate che il fato distribuisce a piene mani in quel groviglio di serpi che è la vita degli uomini.
(Giorgio Faletti)

Ci sono discorsi che sono come operazioni aritmetiche. Per quanto si cambi l’ordine delle parole, il risultato resta inalterato.
(Giorgio Faletti)

Non ti dico di chi sei figlio perché è giusto che sia la tua mamma a dirtelo.
Io ho fatto la domanda, la risposta è vostra. La vita è fatta di questo, amico mio, Domande e risposte. Nient’altro che domande e risposte. Ogni uomo si trascina dietro le sue domande, a partire da quelle che ha scritte dentro fin dalla nascita.
Jim Mackenzie aveva fin dalla nascita l’occhio sinistro nero e l’occhio destro di un verde azzurro che ricordava l’acqua di certi mari tropicali. Il suo sguardo era in sostanza il riflesso della sua esistenza. Si sentiva da sempre una figura scomposta, che camminava al centro del fiume senza nutrire un vero interesse per una qualunque delle due rive. Da entrambe si sentiva attratto e nello stesso tempo rifiutato, senza appartenere veramente a nessuna delle due.
(Giorgio Faletti)

Uomini hanno vissuto per pensare e altri non hanno potuto farlo per essere stati costretti alla sola incombenza di sopravvivere.
Non poteva mettere fine alla pazzia del mondo. Poteva solo mettere fine alla propria, e sperare che chi poteva ancora farlo seguisse il suo esempio.
(Giorgio Faletti)

Ci sarà musica e ci saranno delle persone che porteranno qui la loro vita, che non sempre procede al ritmo della musica che vorremmo ascoltare…
(Giorgio Faletti)

Le certezze non sono di questo mondo. E quelle poche quasi sempre sono negative.
(Giorgio Faletti)

Che ne è stato Ivana della tenerezza che sentivo e dell’amore che provavo e dei colori che eri nella mia testa prima che arrivasse la voce prima che capissi le parole quando entrare dentro di te era come entrare in chiesa quando.
(Giorgio Faletti)






Niente è cambiato. Io sono uno e nessuno e nulla mi potrà fermare. Per questo è inutile parlare con me. Tutto è come prima. La luna e i cani. I cani e la luna. Solo la musica non ci sarà più. Io sono ancora qui e tu sai benissimo cosa faccio. Io uccido…
(Giorgio Faletti)

E in mezzo a tutto questo non c’era da sorprendersi se ogni tanto veniva fuori qualcuno che, da solo, scriveva col sangue il suo destino.
(Giorgio Faletti)

Non ci sono tesori, non ci sono isole né mappe, solo l’illusione finché dura. E a volte la fine dell’illusione è una voce che mormora due semplici parole:.. “io uccido”…
Di fronte a certi avvenimenti, l’unica cosa che il mondo desidera è dimenticare in fretta. A qualcuno spetta il compito di ricordare, perché non succedano di nuovo.
Ma se ci sono dei momenti che non si scordano, Carla me ne ha appena regalato uno, qualunque sia l’ora che questo secondo conclude.
So leggere la parola fine quando la vedo scritta.
Per gli anni che ancora doveva vivere, quello che vide sarebbe tornato ogni notte nei suoi sogni, trasformandoli in incubi.
(Giorgio Faletti)

Piccoli sogni, ma che quando si spezzavano diventavano lo stesso di un grande dolore.
(Giorgio Faletti)

Qualcosa da qualche parte batte colpi non consentiti. Per quanto tempo passi, il cuore non sarà mai un alleato.
(Giorgio Faletti)

La memoria è l’unico mezzo per avere la certezza di essere esistiti. Ma io non ricordo, dunque non sarò ricordato.
(Giorgio Faletti)

È molto più carina da vicino. È bella addirittura. Ha occhi nocciola chiaro, malinconici, che forse hanno visto troppa periferia e raccontano di cose desiderate e mai avute.
(Giorgio Faletti)

Il re non ha domande, solo risposte. Il re non ha curiosità, solo certezze.
(Giorgio Faletti)

Quando aveva tirato il grilletto, il suo unico rimpianto era stato quello di poterlo uccidere una volta sola.
Io (poliziotta) desidero un lavoro che mi consenta di prendere dei criminali e farli finire in galera, a prescindere da quello che guadagno. Il tuo lavoro [avvocato] consiste nell’esatto contrario: aiuti dei criminali ad uscire di galera in funzione di quello che guadagni.
È tipico delle persone piccole a cui viene dato un piccolo potere. Forti con i deboli, deboli con i forti.
(Giorgio Faletti)

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