Frase di Enzo Ferrari: La passione permette di sopportare amarezze e rinunce che l’ambizione non giustificherebbe…
La passione permette di sopportare amarezze e rinunce che l’ambizione non giustificherebbe in alcun modo.
Attribuzione da verificare
Altre frasi di Enzo Ferrari
TutteNon fare mai del bene se non sei preparato all’ ingratitudine.
Ci asteniamo dal precisare il numero di cavalli che hanno i nostri motori.
Quando le nostre macchine vincono vuol dire che hanno più cavalli, quando perdono vuol dire che ne hanno di meno.
(A proposito di Tazio Nuvolari) Non appena mi giunse la notizia della sua fine partii per Mantova. Era un caldo pomeriggio: l’11 agosto 1953. Nella fretta mi persi in un dedalo di stradine della vecchia Mantova. Scesi di macchina, domandai a un negozio di stagnino la via per villa Nuvolari. Ne uscì un anziano operaio, che prima di rispondermi fece un giro intorno alla mia macchina per leggere la targa. Capì, mi prese una mano e la strinse con calore, si commosse. “Grazie d’essere venuto – mi bisbigliò – come quello là non ne nasceranno più.
L’automobile è un’espressione di libertà, e il rischio che stiamo correndo è quello di ammazzarci perché ce n’è troppa. Del resto, ci sono due modi classici di morire: di fame e di indigestione.
C’è chi valutava Gilles Villeneuve uno svitato, ma con il suo ardimento, e con la capacità distruttiva che aveva nel pilotare auto macinando semiassi, cambi e freni ci ha insegnato cosa fare.
È stato campione di combattività e ha regalato tanta notorietà alla Ferrari. Io gli volevo bene.
Su un letto dell’ospitale canonica gli dissi: “Coraggio Tazio, sarà per il prossimo anno”.
Mi rispose: “Ferrari, giornate come questa, alla nostra età, non ne tornano molte; ricordalo e cerca di gustarle fino in fondo, se ci riesci”. In queste parole, che forse erano una umile confessione, era nascosto il dramma di quell’ uomo fatto d’ un sol fascio di nervi, il dramma di un padre che aveva visto morire entrambi i suoi figli adorati e che invano sperava con tutto il cuore di non dover attendere la morte in un letto.
Era un solitario, un uomo amareggiato per la crudeltà con cui il destino lo aveva colpito negli affetti più profondi, tuttavia, e non suoni irriverente questa mia osservazione, non cessò mai di essere un sagace regista di se stesso.
Pochi come lui conobbero la folla, capirono quello che la folla voleva, seppero alimentare il proprio mito.
Ogni suo atto, ogni suo gesto era previsto e calcolato, pur negli spasimi di una vita di atleta lanciato agli estremi rischi.