Frase di Gianni Agnelli: “Nella costruzione di un gruppo come il nostro ci sono tre tempi:…

“Nella costruzione di un gruppo come il nostro ci sono tre tempi: il tempo della forza, il tempo del privilegio, il tempo della vanità. Per me conta solo il primo. Voglio che gli altri due non esistano”.

Gianni Agnelli

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“Si può fare tutto, ma la famiglia non si può lasciare”.

Gianni Agnelli

“Nella mia vita ho avuto due cariche elettive pubbliche, quella di presidente di Confindustria in una situazione di emergenza e quella di sindaco di Villar Perosa, per 35 anni: un’esperienza utilissima per capire i problemi della gente, il costo dell’illuminazione della città, la vita del paese, il peso del parroco, il lavoro della maestra”.

Gianni Agnelli

“Per la Monarchia. Ero un soldato che aveva giurato fedeltà. […] Per me la storia di casa Savoia è una storia finita con il referendum. Ma so anche che da un punto di vista nazionale ha avuto un merito grande, per il Piemonte e per l’Italia”.

Gianni Agnelli

“Nel dopoguerra in Giappone il generale MacArthur distrusse l’industria pubblica giapponese. In Italia purtroppo questo non è accaduto. Forse perché per noi la guerra è finita con una semi-sconfitta. L’Italia è il paese dove la mano pubblica conta di più, dove il sottogoverno pesa più del governo… Finché il potere politico continuerà a nominare i manager non si potrà parlare di privatizzazioni”.

Gianni Agnelli

“Fino ad oggi il Partito comunista è stato visto con due prospettive: quella della speranza e quella della paura. Dopo l’episodio di oggi credo che la prospettiva della speranza sia cancellata”. [dopo il picchettaggio di Mirafiori: frecciata a Enrico Berlinguer]

Gianni Agnelli

“Mio nonno aveva il 70 per cento delle azioni Fiat in portafoglio e le gestiva dando dividendi bassi. Anche perché li avrebbe distribuiti in massima parte a se stesso. Preferiva accantonare a riserva e con le riserve costruì la grande Mirafiori. Ma nessuno lo sapeva perché lui parlava poco. Insomma non era come me che all’ assemblea racconto tutto”.
“Quando nel ’66, Valletta mi passò quella che lui chiamava la somma delle responsabilità mi ricordo che me lo disse con enorme serenità: ‘Oggi la Fiat è forte, è finanziariamente in ordine, copriamo più di due terzi del mercato italiano, c’è serenità e pace sociale, sono proprio lieto di consegnarle questa Fiat, in queste condizioni, dopo aver tanto lavorato vicino a suo nonno’ ”.

Gianni Agnelli