Frasi di Emil Cioran
Onan, Sade, Masoch, che uomini fortunati! Poiché né i loro nomi né le loro scoperte saranno mai fuori moda.
L’orrore di tutto, oggetti o creature, richiama visioni desolate.
C’è da rimpiangere che la terra non abbia abbastanza deserti,
si vorrebbero spianare le montagne,
si sogna una Mongolia dai tramonti implacabili.
Si avvicina all’essenza del Tempo soltanto chi sa sprecarlo. L’uomo di nessuna utilità.
La passione per la musica è già da sola una confessione. Sappiamo di più su uno sconosciuto appassionato di musica che su qualcuno che alla musica è insensibile e che incontriamo ogni giorno.
La musica è il rifugio degli animi ulcerati dalla felicità.
Se c’è qualcuno che deve tutto a Bach quello è proprio Dio.
A che cosa faccia appello la musica in noi è difficile sapere; è certo però che tocca una zona così profonda che la follia stessa non riesce a penetrarvi.
Perché frequentare Platone, quando anche un sassofono può farci intravedere un altro mondo?
Sono talmente appagato dalla solitudine che il minimo appuntamento è per me una crocifissione.
L’unico modo di salvaguardare la propria solitudine è ferire tutti, a cominciare da quelli che amiamo.
Beati quelli che ignorano che maturare è assistere all’aggravarsi delle proprie incoerenze e che questo è il solo progresso di cui dovrebbe essere permesso vantarsi.
La filosofia si insegna solo nell'agorà, in un giardino,
o a casa propria. La cattedra è la tomba del filosofo, la morte di ogni pensiero vivo;
la cattedra è lo spirito in gramaglie.
Chiunque può fuggire nel sonno, siamo tutti geni quando sogniamo,
il macellaio e il poeta sono uguali là.
La scomparsa degli animali è un fatto di una gravità senza precedenti.
Il loro carnefice ha invaso il paesaggio; non c’è posto che per lui.
L’orrore di vedere un uomo là dove si poteva contemplare un cavallo!
La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione.
Per ritrovarsi, niente di meglio che essere “dimenticati”.
Nessuno a frapporsi tra noi e ciò che conta.
Più gli altri si distolgono da noi, più lavorano alla nostra perfezione: ci salvano con l’abbandonarci.
Senza la facoltà di dimenticare,
il nostro passato graverebbe così pesantemente sul nostro presente che non avremmo la forza di far fronte a un solo istante di più, e ancora meno di entrarvi.
La vita sembra tollerabile solo alle nature leggere, a quelle per l’appunto che non ricordano.
Per dimenticare i dispiaceri e sottrarsi a ossessioni funeree non c’è niente di meglio del lavoro manuale.
[…] Bisogna stancare il corpo, affinché la mente non sappia più da dove prendere energia per funzionare, vaneggiare o approfondire.