Frasi di Nicolai Lilin
Muto era soprannominato cosí perché non parlava mai, ma quando parlava diceva quasi sempre cose vere. Una volta sono stato con lui tre giorni a pescare, e in tre giorni non ha pronunciato neanche un suono, giuro, neanche uno.
La persona veniva e raccontava la sua particolare storia, il tatuatore la codificava e gliela tatuava addosso,
e magari i simboli rimanevano oscuri allo stesso criminale, il segreto era custodito dal tatuatore.
Nella mia visione del tatuaggio c’è una categoria terrificante: quelli che io chiamo "gli spensierati".
Si disegnano addosso di tutto, senza curarsi del significato.
Immagini tribali, elementi botanici, corpi celesti, fate, lucertole, scrivono il proprio nome forse per non dimenticare come si chiamano, infilano date di nascita, stelle di ogni forma e grandezza.
Non gli importa: vogliono solo farsi vedere e somigliare a modelli visti alla tv.
Essere uguali, non peggio e non meglio degli altri, sapere bene integrarsi nella massa, non uscire fuori dal gregge per nessun motivo, essere come tutti.
Così finiscono insieme, sulla stessa spiaggia, con gli stessi loghi addosso.
Per ora ti basti sapere che il marchio del tatuaggio è l’unico modo che abbiamo per difenderci da chi ci vuole annientare, è il posto segreto dentro il quale possiamo nascondere ciò che per noi è sacro.
Non portiamo i marchi per vantarci davanti agli altri,
ma perché quello è l’unico mondo incontaminato che ci è rimasto.
I tatuaggi, mentre raccontano delle storie, ne creano altre:
generano incontri ed equivoci, stabiliscono legami, decidono, a volte, della vita e della morte.
Ai delinquenti russi che tradivano la loro banda veniva tatuata una faccia di un maiale o un topo in testa.
In modo che tutti potessero capire chi avevano di fronte.
Ecco a gran parte dei politici io tatuerei in faccia un bel topo.