Frasi, citazioni e aforismi su Napoli
"Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
che saglie chianu chianu e
tu sai ca nun si sulo.
Napule è nu sole amaro
Napule è addore ‘e mare
Napule è ‘na carta sporca
e nisciuno se ne importa e
ognuno aspetta a’ ciorta."
Finché i veri napoletani ci saranno,
ci saranno, quando non ci saranno più, saranno altri.
I napoletani hanno deciso di estinguersi,
restando fino all'ultimo napoletani,
cioè irripetibili, irriducibili ed incorruttibili.
Napoli è l’altra Europa.
Che la ragione cartesiana non può penetrare.
Se ci fosse una capitale dell’anima,
a metà tra oriente e occidente, tra sensi e filosofia,
tra onore e imbroglio, avrebbe sede qui.
Nel mezzo della città si apre via Spaccanapoli,
un rettilineo di più di un chilometro, stretto e vociante,
che divide in due l’enorme agglomerato.
È il cuore di questa babele della storia.
I napoletani cavano l’arte dal sole.
È l’Italia il vero problema di Napoli.
Napoli per me non è la città di Napoli
ma solo una componente dell’animo umano
che so di poter trovare in tutte le persone,
siano esse napoletane o no.
In italiano esistono due parole,
sonno e sogno,
dove il napoletano ne porta una sola,
suonno.
Per noi è la stessa cosa.
A Napoli non siamo come al Nord o in Svizzera.
Siamo conosciuti non per le banche, ma per le bancarelle.
Un proverbio italiano dice:
— Vedi Napoli e poi muori!, ma io dico:
— Vedi Napoli e vivi —
perché c’è molto qui degno di essere vissuto.
Credete che al napoletano basti la Madonna del Carmine?
Io ho contati duecentocinquanta appellativi della Vergine:
e non sono tutti.
Quattro o cinque tengono il primato.
Napule è ‘nu paese curioso: è ‘nu teatro antico, sempre apierto.
Ce nasce gente ca’ senza cuncierto scenne p’ ‘e strate e sape recità.
Napoli è un paradiso abitato da diavoli.
Tra i monti viola dorme | Napoli bianco vestita, | Ischia sul mare fluttua | Come nube purpurea; | La neve tra i crepacci | Sta come studio candido di cigni; | Il nero Vesuvio leva il capo | Cinto di rossi riccioli.
Napoli è una città che brulica di vita e di storia,
ha avuto un passato grandioso e ha energie non solo per partecipare a un futuro, ma anche per precederlo.
Il popolo napoletano con le sue mille risorse,
la sua capacità di adattamento e il suo ingegno ha dato prova
di saper affrontare qualsiasi avversità e di saper costruire il futuro.
Napoli è rimasto per me un certo paese magico e misterioso
dove le vicende del mondo non camminano ma galoppano, non s’ingranano ma s’accavallano,
e dove il sole sfrutta in un giorno quello che nelle altre regioni tarda un mese a fiorire.
Il napoletano è convinto di vivere in un mondo ostile,
sul quale non è in grado di esercitare alcun controllo...
I rapporti tra gli uomini sono regolati da una concezione fatalistica,
nella quale l’Autorità svolge lo stesso ruolo che ha il “destino” nel mondo naturale.
L’Italia del Settentrione è fatta, non vi sono più né Lombardi, né Piemontesi, né Toscani, né Romagnoli, noi siamo tutti italiani;
ma vi sono ancora i Napoletani.
Oh! vi è molta corruzione nel loro paese.
Non è colpa loro, povera gente: sono stati così mal governati!
E quel briccone di Ferdinando!
No, no, un governo così corruttore non può essere più restaurato:
la Provvidenza non lo permetterà.
Bisogna moralizzare il paese, educar l’infanzia e la gioventù, crear sale d’asilo, collegi militari:
ma non si pensi di cambiare i Napoletani ingiuriandoli.
Essi mi domandano impieghi, croci, promozioni.
Bisogna che lavorino, che siano onesti, ed io darò loro croci, promozioni, decorazioni;
ma soprattutto non lasciar passargliene una:
l’impiegato non deve nemmeno esser sospettato.
Niente stato d’assedio, nessun mezzo da governo assoluto.
Tutti son capaci di governare con lo stato d’assedio.
Io li governerò con la libertà,
e mostrerò ciò che possono fare di quel bel paese dieci anni di libertà.
In venti anni saranno le provincie più ricche d’Italia.
No, niente stato d’assedio:
ve lo raccomando.
Maradona ha rappresentato per Napoli qualcosa di molto importante:
è stato il riscatto, il vanto della città.
Quello che ha fatto lui a Napoli lo hanno fatto solo i Borboni e Masaniello.
Da noi a Napoli il tempo si chiama tiempo, come in spagnolo, perché Napoli ha avuto secoli spagnoli.
La i infilata nel tempo lo scombina, gli leva l’andatura inesorabile.
[…] O’ tiempo è irregolare.
Può mettersi a correre e far correre tutti con lui,
l’ho visto nelle lotte politiche del decennio settanta,
ma per il resto delle ore ‘o tiempo
è assai più lento del ticchettio degli orologi che lo vogliono misurare.
Per disonore dell’umana ragione non v’è cosa in Napoli tanto notoria,
quanto la libera e pubblica vendita che vi si fa dei falsi attestati.
La tariffa loro ordinaria è di tre ducati,
o di quattro, secondo la fame di chi vende, e il bisogno di chi compra.
Se tu vuoi dunque soppiantare un processo,
alterare una particola di testamento, falsificare qualunque carattere,
tu non hai ch’a gittar via i rimorsi, e dar mano alla borsa.
Le botteghe de’ falsari son sempre aperte.
La nostra città, oltre a tutte l’altre italiche di lietissime feste abondevole,
non solamente rallegra li suoi cittadini o con nozze o con bagni o con li marini liti,
ma, copiosa di molti giuochi, sovente ora con uno ora con un altro letifca la sua gente.
Ma tra l’altre cose nelle quali essa appare splendidissima,
è nel sovente armeggiare.
L’italiano è una lingua senza saliva,
il napoletano invece tiene uno sputo in bocca e fa attaccare bene le parole.
Attaccata con lo sputo:
per una suola di scarpa non va bene,
ma per il dialetto è una buona colla.
Napoli adagiata sul golfo è stupenda,
ci si chiede se anche questa bellezza non faccia parte della maledizione della città,
non faccia parte del prezzo spaventoso che paga per esistere.
Per secoli Napoli,
capitale del regno,
è stata una metropoli che lo stato borbonico riusciva a governare solo grazie alla camorra.
Napoli ha avuto un grande filosofo: Pulcinella.
“Rafè (*), nun te piglià collera, è cos‘e niente!
Però pure tu con ‘sta pizza Margherita,
alla Regina Margherita di Savoia non potevi preparare un piatto di pasta, nu ragù, ‘na genovese, ‘na lasagna.
Vedi un po’ che cosa hai combinato!
Raffaele Esposito è l’inventore della pizza Margherita che creò per la Regina Margherita di Savoia in omaggio ai tre colori della bandiera italiana.
Alla classica pizza napoletana di olio e pomodoro,
aggiunse il bianco della mozzarella,
il rosso del pomodoro e il verde del basilico.
Napoli l’illustre le cui vie percorsi più di un anno,
d’Italia gloria e ancor del mondo lustro ché di quante città in sé racchiude non v’è nessuna che così l’onori.
Benigna nella pace e dura in guerra, madre di nobiltade e d’abbondanza dai campi elisi e dagli ameni colli.
A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana.
L’uomo produttivo, il milanese, preferisce la doccia: consuma meno acqua, meno tempo e si lava meglio.
Il napoletano invece, se si decide, preferisce il bagno:
s’ intallea come si dice a Napoli,
cioè si attarda e tiene tutto il tempo che vuole per pensare.
Sono tornato in Italia, a Napoli,
perché per me l’Italia è Napoli,
Napoli è la cosa che più mi convince dell’Italia.
Napoli è uno strano paese!
Disteso come un Re orientale sul tappeto del più bel verde che si possa vedere,
coi piedi sull'azzurro e limpido Tirreno col capo sul fianco dell’ardente Vesuvio,
non v’ha città al mondo che possa rivaleggiare colla capitale della Italia del mezzodì.
Non v’ha mare più ridente,
non v’ ha cielo più sereno,
non v’ha terra più feconda di frutti e di fiori.
Tutto quello che esiste passa di qui.
Qui dal porto di Napoli.
Non v’è manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite, bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto.
Il porto di Napoli è una ferita. Larga.
Punto finale dei viaggi interminabili delle merci.
Le navi arrivano, si immettono nel golfo avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle,
solo che loro non devono succhiare, ma al contrario essere munte.
Il porto di Napoli è il buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina,
Estremo Oriente come ancora i cronisti si divertono a definirlo.
Estremo. Lontanissimo. Quasi inimmaginabile.
Chiudendo gli occhi appaiono kimono,
la barba di Marco Polo e un calcio a mezz'aria di Bruce Lee.
In realtà quest’Oriente è allacciato al porto di Napoli come nessun altro luogo.
Troppa folla, troppo disordine, troppo rumore.
Non pioveva, ma le strade erano bagnate e umide peggio che in campagna,
e dappertutto bucce e cartacce, semi di zucca, scheletrini di pesci, valve di cozze,
banchi di pizzaiuoli di paste cresciute esposte alla polvere in un acre fetor d’olio fritto.
La vera malattia endemica a Napoli è la disoccupazione.
Via Toledo, presso al tramonto, è una zona di sogno,
un canale di felicità trascinante gli ori del crepuscolo,
il carminio del cielo caldamente appoggiato sulle bionde verdure del Vomero.
L'eleganze, gli amori passano e s'incrociano fra uno scintillamento infiammato di cristallerie e di sorrisi,
lungo i marciapiedi.
Correre mollemente assisi in questo gurgito allegro di vita meridionale è una gioia di cui porterò con me l'amoroso ricordo.
Napoli è una città altamente morale
dove si possono cercare mille ruffiani
prima di trovare una prostituta.
Il napoletano non chiede l’elemosina,
ve la suggerisce.
Napoli è la più misteriosa città d’Europa,
è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio,
come Ninive, come Babilonia.
È la sola città del mondo che non è affondata nell’immane naufragio della civiltà antica.
Napoli è una Pompei che non è stata mai sepolta.
Non è una città: è un mondo.
Il mondo antico, precristiano,
rimasto intatto alla superficie del mondo moderno.
Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli,
è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare.
I «Quartieri», a Napoli, sono tutti i vicoli che da Toledo si dirigono sgroppando verso la città alta.
Vi formicolano i gatti e la gente;
incalcolabile è il loro contenuto di festini nuziali, di malattie ereditarie,
di ladri, di strozzini, di avvocati, di monache, di onesti artigiani, di case equivoche, di coltellate, di botteghini del lotto:
Dio creò insomma i «Quartieri» per sentirvisi lodato e offeso il maggior numero di volte nel minore spazio possibile.
La principal veduta è di mirar Napoli in alto mare,
donde l’intiera città si presenta come un immenso anfiteatro.
La seconda e di guardarla da S. Martino,
dove si vede sotto gli occhi minutamente quasi tutta la città ed il delizioso contorno del golfo.
La terza è di veder Napoli dalla Specola Reale o dal palazzo della Riccia:
questo luogo per la estensione della sua veduta è detta con nome Spagnuolo Miradolos.
La quarta è di contemplarla da’ reali giardini di Portici,
e più dalla villa del Duca di Gravina e lì è ad essa superiore.
La quinta è di osservarla dalla Madonna del Pianto.
I napoletani discendono dagli dèi, questa è la verità,
non sono né greci né oschi né romani, sono dèi.
Che per vivere sulla terra si sono fatti come siamo;
un misto di spirito attico grazie agli ateniesi,
di tenacia al lavoro osca,
di intelligenza indulgente ed acuta quale si conviene ad esseri divini.
Il napoletano non è ozioso; è filosofo. Sa che la vita è labile,
l’avvenire è fallace, il lavoro è pena;
accetta ogni fatica perché deve dar da mangiare ai piccirilli e alla donna;
ma non lo esalta, non ne fa una missione nella vita come avrebbe voluto quello scocciatore di Catone.
È povero e non è avido di denaro,
è sobrio e non s’ingozza se la fortuna gli mette davanti una tavola imbandita.
Ho abitato a lungo in una città veramente eccezionale.
Qui, […] tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo,
la felicità più cantante e il dolore più lacerato,
[…] tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro,
che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva […] una impressione stranissima,
come di una orchestra i cui i strumenti, composti di anime umane,
non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro,
ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione...
Il popolo napoletano, che è sobrio,
non si corrompe per l’acquavite, non muore di delirium tremens;
esso si corrompe e muore per lotto.
Il lotto è l’acquavite di Napoli.
In Europa ci sono due capitali:
Parigi e Napoli.
Io sono parte nopeo e parte napoletano.
Napoli è l’unica città orientale che non ha un quartiere europeo.
Arrangiamento:
arte musicale nata e sviluppatasi a Napoli.
Napoli non è sporca... è l’Italia che sporca Napoli.
Napoli è un luogo sopravvissuto ad invasioni straniere,
eruzioni vulcaniche, terremoti, rivolte popolari
e che allo stesso tempo ha prodotto nella sua storia una valanga di musica.
Che cosa sperate di trovare a Londra, a Parigi, a Vienna?
Vi troverete Napoli.
È il destino dell’Europa di diventare Napoli.
La “napoletanità” è una cosa unica.
È chiaro che ogni città ha un suo calore,
Napoli ce l’ha ma in maniera diversa,
questa città vive le cose in maniera passionale,
con un amore diverso da tutti gli altri.
Grande civiltà di Napoli:
la città più civile del mondo.
La vera regina delle città, la più signorile, la più nobile.
La sola vera metropoli italiana.
A Napoli c’è gente che con l’acquedotto invece di bere ci mangia.
Non sono italiana, sono napoletana! È un’altra cosa!
Un turista milanese salì a bordo di un taxi a Napoli e chiese:
«Mi porti al Duomo». Arrivati al casello autostradale di Caserta, domandò:
«Ma è così lontano il Duomo di Napoli?».
E il tassista: «Ah, chillo ‘e Napule!
Scusate, pensavo che volevate turna’ a casa...».
Tutto è azzurro a Napoli.
Anche la malinconia è azzurra.
Io che ho girato tutto il mondo...
’O sole ‘e Napule nun l’aggia maje truvate a nisciuna parte!
A Napoli il semaforo rosso non è un divieto,
è solo un consiglio.
Parto.
Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli;
ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo.
Il napoletano lo si capisce subito da come si comporta, da come riesce a vivere senza una lira.
“Amore, come ti trovi lì al Nord?”.
“Mi trovo bene.
Certo, ci stanno delle differenze...
Anche sulle cose semplici”.
“Per esempio?”
“Per esempio, se uno chiede l’orario.
Se lo chiedi a uno del Nord, quello subito te lo dice.
Se lo chiedi a Napoli, quello prima di risponderti ti domanda:
“Ma pecché, che tieni ‘a fa’?...”
Trovo nel popolo napoletano la più geniale e vivace industria,
non per diventare ricchi,
ma per vivere senza occupazioni.
Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli.
Napoli non è una città, è un mondo.
Io amerei vivere su un pianeta tutto napoletano, perché so che ci starei bene, Napoli va presa come una città unica, molto intelligente, Napoli è troppo speciale, quindi non la possono capire tutti….
Napoli ha continuato a dare molto all'Italia, all'Europa e al mondo:
essa esporta a centinaia i suoi scienziati, i suoi intellettuali,
i suoi ricercatori, i suoi artisti, i suoi cineasti...
Con generosità, certo.
Ma anche per necessità.
Mentre non riceve nulla, o pochissimo, da fuori.
Già nello scorcio del Medio Evo,
Napoli oltrepassava i 200 mila abitanti,
quando Milano non sorpassava che di poco i 50 mila e Torino ne contava 16 mila soltanto;
quando Amburgo ne aveva meno di Torino e Londra meno di Milano.
Nessuno è mai riuscito a governare Napoli.
La bellezza di Napoli cresce di giorno in giorno,
di settimana in settimana,
via via che scopre i suoi segreti.
Finché si giunge a intendere che veramente è
questo il più bel golfo della terra.
Il linguaggio mimico è usato qui come in nessun’altra parte d’Italia.
Il suo significato è impenetrabile per ogni straniero.
Orecchie, naso, occhi, petto, spalle, sono mezzi espressivi di comunicazione, che vengono messi in relazione dalle dita.
Questa suddivisione rientra anche nel loro erotismo sofisticatamente specializzato.
Gesti servizievoli e toccatine impazienti sfuggono allo straniero con una regolarità che esclude il caso.
Prima dell’alba siamo passati tra Capri e il Continente e siamo entrati nel Golfo di Napoli.
Ero sul ponte.
L’indistinta massa del Vesuvio fu presto in vista.
L’ho riconosciuta da un quadro (della mamma?).
Ben presto ho “sentito” la città.
Luci brillanti.
Siamo stati trattenuti a bordo fino alle nove dalla polizia che se la prende con comodo.
Con alcuni altri sono sceso all’Hotel de Geneve.
Colpito dalla prima apparizione di Napoli.
Grandi folle, strade belle, edifici alti.
Il napoletano non è ozioso; è filosofo.
Sa che la vita è labile,
l’avvenire è fallace,
il lavoro è pena.
Napoli non è una città, è un mondo.
Napoli non è solo a Napoli ma la trovi ovunque, anche in Germania.
La “napoletanità” è una cosa unica.
È chiaro che ogni città ha un suo calore,
Napoli ce l’ha ma in maniera diversa, questa città vive le cose in maniera passionale,
con un amore diverso da tutti gli altri.
Non posso dire se rispetto alle altre tappe sia meglio o peggio,
Napoli è sicuramente diversa.
A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sé.
Accade lo stesso anche per me.
Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo.
Ieri pensavo: “O eri folle prima, o lo sei adesso”.
Napoli che strana città,
per viverla serenamente bisognerebbe eliminare tutte quelle sorprese che ti riserva giorno dopo giorno,
ma poi non sarebbe più la stessa.
Oggi mi son dato alla pazza gioia,
dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze.
Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma esse sono al disopra di ogni descrizione.
La spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville!
Questa sera ci siamo recati alla Grotta di Posillipo, nel momento in cui il sole, passa con i suoi raggi alla parte opposta.
Ho perdonato a tutti quelli che perdono la testa per questa città e mi sono ricordato con tenerezza di mio padre,
che aveva conservato un’impressione incancellabile proprio degli oggetti da me visti oggi per la prima volta.
Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto:
la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate...
Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!
A Napoli novantanove volte su 100 finisci scugnizzo.
Vengo dai quartieri popolari, cresciuto dalla nonna.
Quando entravo in casa, battevo forte i piedi per far scappare i topi.
E niente doccia.
Scendevi per strada e ti fottevano la cartella.
Poi la bicicletta.
Poi il motorino.
Alla quarta diventavi scugnizzo.
Ho letto in una classifica sulla qualità della vita che in Italia Sondrio figura al primo posto e che Napoli si trova al penultimo.
Qualcuno però, adesso non ricordo chi,
mi ha detto che Sondrio è grande il doppio del cimitero di Napoli
ma che ci si diverte solo la metà.
Napoli.
L’unica città dove le persone ti salutano ancora con il “buongiorno” e non con un laconico “notte” o “giorno”.
Io so questo che i napoletani oggi sono una grande tribù che anziché vivere nel deserto o nella savana,
come i Tuareg e i Beja, vive nel ventre di una grande città di mare.
Io ritengo Napoli una città estremamente civile;
ebbene, nel vocabolario dei napoletani non esiste la parola lavoro, dicono la «fatica».
Anche io sono così, non amo la fatica.
Secondo alcuni, con il trascorrere del tempo il bello tende a diventare meno bello.
Credo che Napoli sia una delle poche città al mondo che rappresenti l'eccezione a questa regola.
Sarà che non ci vivo più da molti anni,
ma ogni volta che ci torno non posso fare a meno di pensare che
sia diventata ancora più bella dell'ultima volta in cui l'ho lasciata.
In questo mondo del progresso, in questo mondo pieno di missili e di bombe atomiche,
io penso che Napoli sia ancora l'ultima speranza che ha l'umanità per sopravvivere.
Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell'animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no.
A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l'ultima speranza che resta alla razza umana.
«E chi Io sa! Chi lo sa come è Napoli veramente.
Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io,
non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo.
E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che
dovunque sono andato nel mondo ho visto che c'era bisogno di un poco di Napoli.»
La forza dei napoletani sta in questo:
nel loro carattere, nella loro tradizione, nelle loro radici.
La doccia è milanese perché ci si lava meglio, consuma meno acqua e fa perdere meno tempo.
Il bagno invece è napoletano:
un incontro con i pensieri.
Non possiamo più dire "tanto ce penza Dio":
quando si è trattato e si tratta di Napoli,
nessun Dio finora ha mai fatto niente.
Napoli è una delle più grandi città del mondo,
come New York, New Orleans, San Francisco,
tutte vicino all'acqua e aperte ai flussi migratori.